L'ansia da prestazione culinaria

Urlo - Munch
L’ho già detto, anzi scritto, a me cucinare rilassa, soprattutto quando cucino non a ridosso del pranzo o della cena, quando sò che ho tutto il tempo, che la mia preparazione sarà gustata con calma, senza avere individui che mi osservano famelici dal tavolo del soggiorno, ululando e/o sbavando, con gli occhi iniettati di sangue, in attesa di essere sfamati. Ecco in quel caso la cucina si trasformerebbe in ansia, e sparirebbe il piacere che provo nel cucinare una buona pietanza.
Ma torniamo all'ansia da p.c. (prestazione culinaria [n.d.b.] Ah!! potrei scrivere dei libri su questo argomento.
Per chi non la conosce, non ne ha mai sentito parlare, non l’ha mai provata, è quell’ansia che
a volte ti prende e che ti fà dubitare delle cose più elementari, del tipo “ ma il sale nell’acqua per la pasta basterà??” ma come?! BASTERA’?! Tu devi sapere se basta o meno!! se avevi dubbi lo pesavi, 10 gr. per litro d’acqua, non ci vuole una scienza!! serve solo una bilancia!!
Ma attenzione, può capitarmi di peggio: assaggiare una pietanza e chiedermi: ma
è venuta bene? è buona, Oddio ma come!? E’ BUONA?! Tu sai se è buona, la stai assaggiando?!
Ecco, questa è quella che io chiamo “ansia da p. c.”.

Ultimamente  la provo spesso anzi, posso dire che la sto accumulando, tutto grazie a quelle cinque o sei cene che, a causa di impegni e influenze varie, si sono ammassate nelle ultime pagine dell'agenda di marzo (e che verranno ulteriormente posticipate alle prime pagine di aprile...touchè!)
Ma io le rifuggo, forse è causa loro la mia stessa influenza che mi provoca brividi ad intermittenza e mi fa stare appiccicata al pc e lontanissima da tutto ciò che và cucinato, che è crudo e che implichi un anche vago impegno di pentole, posate e bilance.

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