La Rinascente Roma Tritone, istruzioni per l'uso e tecniche di salvataggio della propria anima


“Ciao, io sono l’orsacchiotto per adulti in vendita alla Rinascente, costo 240,00 euro e servo per ricordarvi che voi siete solo dei povery e che la riccanza non è solo il nome di un reality di Mtv ma é tutta intorno a voi, solo che non la potrete afferrare mai".
Inutile girarci intorno, ha aperto da poche settimane a Roma e non si poteva non andarla a visitare. La Rinascente di Via del Tritone, in pienissimo centro storico. 
È qui che una mattina assolata di una tiepida Domenica mi sono diretta baldanzosa. 

Non uno store multifirme quanto più un museo pieno di cose che non dovresti desiderare, che puoi solo fotografare e, al massimo, toccare; bella da vedere, divertente da esplorare, brilluccica del lusso che l'italiano medio non si potrà concedere, né ora, ne mai. La Rinascente, con i suoi 14.000 mq fa sognare: sognano i gruppi di signori attempati (circa una trentina) che, muniti di auricolari, seguivano una guida "turistica" fin su alla terrazza dell'ultimo piano, sognano le coppiette giovani che entrano squittendo "amo', annamo a vede com'è" e le amiche che, cinguettanti, vedo passare da uno stand all'altro "bellissima Celine!" "gli stivali di LV! Così ce li aveva Maria a Capodanno... Vabbè, tipo questi..."  

E poi la Rinascente fa spendere, qui l'economia del soldo gira come il mio contatore quando accendo il Phon da 3 Kwh, è tutto merito dei turisti, i piani uomo e complementi d'arredo sono appannaggio dei giapponesi, nei livelli donna, russe et similia, mentre la ricchezza italiana latita, o forse è troppo presto, la Domenica mattina sta ancora sonnecchiando in villa, mentre il turista danaroso si concede di girare in tutta tranquillità. 


Le firme ci sono tutte. Tutte quelle che contano, vestono uomo e donna da testa a piedi, dalla mattina alla notte, dal letto alla serata di gala. In questo palazzo multipiano non manca nulla, reperti archeologici dell'antica Roma in cantina (al posto del vino), colori, linee pulite, luci ad hoc, angoli da fotografare, visuali insolite che favoriscono le foto che verranno ripetute sempre uguali su Instagram;



tutti i dipendenti ti sorridono e ti salutano, ti fanno sentire una diva senza fama, un ministro senza portafoglio, ti fanno sentire quello che tu vuoi sentirti, in due parole, coccolata e vitale. 


Accade così che provi, per gioco, quel vestito di Valentino che scivola leggero sui fianchi, perché quella mattina hai messo gli stivali appositi, anche se ti fanno male per il troppo camminare, hai calcolato di immergerti in un mondo che non è reale, nascondendoti dietro la scusa valida del "dovere di cronaca". Potessi testimoniare anche come ci si sente a portarselo a casa, questo Valentino che scivola leggero e fruscia suadente a ogni giravolta accennata davanti lo specchio, sotto gli occhi finto interessati di una commessa, mentre i tuoi luccicano di un salvadanaio da rompere. In un'altra vita, forse.
I piani si susseguono e si arriva al sesto, quello ricolmo di Food e Restaurant tra cui spicca, in bellezza, Temakinho; non avevo idea di quanto potessero star bene accostati assieme il verde, il turchese e il senape fino a quando non ho visto l'arredo e i rivestimenti di questo ristorante giapponese/brasiliano. 

Al settimo piano una terrazza per celebrare Roma. In verità la vista è mediocre, ok c'è il "cupolone" ma anche tanti tetti anonimi; Roma è stracolma di terrazze che godono di viste più sceniche e spettacolari, tanto più che dalla scorsa estate sembra essere esplosa la moda della terrazza, se non ce l'hai non sei un locale cool, se non ci vai per un aperitivo o una cena non sei nessuno ed ecco spuntare i funghi termosifone di ultima generazione, si sono trasformati in graziose lampade dalla luce rossa che scaldano, arredando, rabboniscono l'aria come si stesse dando un buffetto a un cane feroce, si impongono per ingentilire il clima senza violentare chi gli sta troppo vicino e ignorare chi è lontano. Ecco così che la terrazza romana è sdoganata, per essere un must (anche) in inverno. 


Del cibo non vi parlo, ci sono luoghi in cui non si va per mangiare ma per esserci, per apparire. Vivi Bistrot è tutta salute, Temakinho è un nome consolidato in varie nazioni Europee, la pasticceria Bompiani è cioccolato e conferme, le birre artigianali poche ma di tutto rispetto. Il resto? Beh, il resto starà a voi scoprirlo...

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