Il Paradiso delle parole perdute

 


Un giorno, era Domenica, una tiepida Domenica di Marzo, ero a Testaccio, in un ristorante e aspettavo, ligia, il mio tavolo. L'ingresso era affollato di persone che attendevano con me la stessa cosa. Alla spicciolata gli avventori, satolli, si alzavano e andavano via, passando di fronte alla cassa e salutando la proprietaria. "Ciao", "grazie", "arrivederci", "buona serata".
Uno su cinque riceveva risposta, il ristorante è romanesco e famoso e a Roma famoso combacia con affollato, affollato coincide con caotico e caotico fa rima con persone non sempre attente a tutto, ai saluti, per esempio.
"Ciao". E niente
"Arrivederci". E silenzio.
"Buongiorno". E ciao proprio...
Quanti ne ho sentiti, in quei pochi minuti, di saluti caduti nel vuoto, di parole non ascoltate, di richiami mai afferrati.
E così ho iniziato a pensare, credo per via dei morsi della fame, e mi son chiesta: ci sarà forse un Paradiso, che accoglie tutte queste parole amorose e cortesi che cadono nel vuoto, nascono e muoiono nell'arco di un secondo, che riescono a viver meno di certe farfalle, che si spengono sulle labbra di chi le pronuncia, si spengono nella speranza di una risposta che dia un senso alla loro breve vita e muoiono senza ricevere questa consolazione.
Se esiste, questo Paradiso delle parole cadute nel vuoto, della parole perdute, è un posto nebbioso ma luminoso al tempo stesso, che gode del biancore di un alba irreale, con cicciose lettere in stampatello che vagano sapendo di aver svolto il loro compito, consapevoli di aver vissuto appieno ma vittime dell'indifferenza e per questo finite lì, nel Paradiso delle parole perdute, in attesa, chissà, di una rinascita, sotto forma di versi, sospiri, sbadigli o mugugni di piacere, sotto forma di parole piante, di gridi di gioia, sotto forma di qualcosa che magari, nella prossima vita, non cadrà nel vuoto, sarà raccolto, amato o odiato ma comunque usato nel suo miglior modo, tutto, nella speranza che la prossima volta, sia quella giusta.

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2 commenti:

  1. Succede ance a me, spesso... In un bar, in una pizzeria/tavola calda, in un alimentari o supermercato...
    Delle volte mi dà fastidio, specie se la persona "salutata" non è così impicciata.
    Poi mi ricordo una cosa che i miei mi hanno insegnato: "salutare e ringraziare qualcuno significa rispettare se stesso, in primis".
    E cosi continuo a salutare e ringraziare tutti, senza pretendere una loro risposta. Io la parte mia l'ho fatta, sentendomi così con un piede in quel "Paradiso delle parole cadute nel vuoto"... ;)

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    1. Non dubito che tu sappia di cosa parlo, Teo. Sei una bella persona, fossero tutti come te...
      Un saluto, alla prossima :-)

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