Barcaccia. Piazza di Spagna. Roma


Da quanto tempo cercavo un posto dove trovarmi?
Da tanto. 
Invidiavo l'Arnold Coffee di Milano, dove la gente beve bibitoni goduriosi, mangia torte molto impegnative e resta a chiacchierare, cazzeggiare, lavorare o studiare per un tempo indefinito.
Eppure un giorno ho cercato e trovato un posto simile, più turistico, shabby come la maggior parte dei locali della Roma food, che affaccia su Piazza di Spagna, dove un latte macchiato costa 5 euro e dove io resto dalle cinque alle sette ore per lavorare, lasciandoci ogni volta una cinquantina di euro...


Pian piano sto iniziando a conoscere la gente che ci lavora. I baristi restano al piano inferiore, una giovane e bella cameriera bionda mi serve ogni volta, oramai mi riconosce e commenta con me le giornate, le ore che passo qui e con la sua educazione ancora non mi ha chiesto "ma te, che scrivi tutto il tempo con quell'iPad?" Spero arriverà, il momento in cui me lo chiederà, perché si romperà il muro della cortesia e mi piace far entrare le persone nella mia vita, per poter poi entrare nella loro, anche solo un paio di giorni al mese. 
L'appuntamento è per la Domenica mattina, mattina presto (se sapeste quanto sono mattiniera io, vi stupireste, sono più genere "vecchina insonne" che "quarantenne in carriera") arrivo in centro così presto che, passando, vivo la Via del Babuino che pochi conoscono, fatta di portieri che puliscono marciapiedi, negozi chiusi, alberghi in fermento per le partenze. Poi, Piazza di Spagna, quasi deserta, bella come solo lei sa essere, come quelle donne nate belle che conservano una naturalezza, una nonchalance nel loro essere belle in ogni secondo di vita che te le fa ammirare pensando a loro come a delle eccezioni della natura.


Dopo il pavimento lastricato di sampietrini e poco dopo la piazza c'è sulla destra l'ingresso del locale bilivelli. Solitamente entro passando davanti al lungo bancone e sbirciando la mia futura colazione tra paste, cannoli, cassate, mignon e lieviti. Salgo al primo piano e scelgo uno del tavoli vicini alle finestre che affacciano, un po' di sguincio, sulla scalinata. Mi siedo, ordino una colazione che solitamente sfiora i dieci euro (le belle cose, a volte, non sono gratis) e inizio a scrivere.
E scrivo, scrivo, scrivo. 
Tanto, ispirata. 
E mentre scrivo spesso mi fermo, mi giro e guardo fuori, guardo la gente che passa, le pattuglie che stazionano, guardo i negozi che aprono alla spicciolata, la piazza che si riempie. 
Guardo, lavoro, chatto e mangio. Sto pian pianino sperimentando tutto il loro menù. È un locale turistico di livello alto (sarei curiosa di sapere chi siano i loro fornitori di alimenti), vi posso dire che i lieviti sono buoni e il cornetto alla crema, fantastico. La pasta cacio e pepe con una grattata di tartufo è troppo umida ma degna di nota solo perché quella grattata (se non te la offrono) te la fanno pagare svariati eurini



l'insalata greca al profumo di miele, sfiziosa e abbondante


gli gnocchi fatti in casa con crema di bufala davvero da provare (ricordate, comunque, che è un locale turistico di alto livello) 

 
il tiramisù, abbondante e...bello ma espresso per cui i sapori non legano (datemi un tiramisù fatto il giorno prima e vi solleverò il mondo!)


Questo è, per me e per ora, la Barcaccia, bar e ristorante con due nomi differenti, due gestioni - credo di aver capito - separate dove mi rifugio quando voglio "lavorarefuoricasa" per davvero.

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