Milano, mon chèri


Tutte le foto sono state scattate con il SONY Z3 Compact

Cara Milano oggi ti scrivo.
Ti ho snobbata beatamente per quasi trentotto anni.
Ti ho evitata per spocchia, superiorità e menefreghismo acuto.
Poi ho iniziato a conoscerti attraverso le persone che ti vivono, ho iniziato a volerti bene come si vuol bene ai figli degli amici piú cari, per interposta persona.
In pochi mesi ti ho vissuta tre volte.
La prima è stata fatale. Colpo di fulmine immediato. Io, il tuo Duomo, (mamma mia, non a caso è la foto che apre questo post, ed è solo una di quelle che gli ho fatto, sì perchè l'ho fotografato:
- con la pioggia
- con il sole
- con il cielo bigio
- di notte)
L'ultima volta che ti ho vista è stata qualche giorno fa, ti ho vissuta per un lungo week end, con l'amica del posto, girandoti in lungo e in largo, dai Navigli a Via Dante, da Porta Nuova alle colonne di San Lorenzo.




Mi hai ridato indietro tutto quello che ti avevo gettato addosso in passato, sotto forma di neve, gelo, pioggia e vento sferzante. L'ho accettato, affrontato e sopportato anche grazie ai caffè caldi di Arnold Coffee, ai Brunch da California Bakery, alle cene con la margherita di Spontini.
Milano è food. Come Roma d'altro canto.
Milano però - a differenza di Roma - è anche fashion, perché la moda la respiri nell'aria, la moda non è solo nelle ragazze che ti si palesano all'improvviso davanti, che spesso vanno in giro a coppia (sì, come i carabinieri) che sanno farmi sentire piccola nonostante il mio metro e settanta, invisibile e goffa e banale e....e mi fanno chiedere "scusate dov'è il secchio per l'umido, che andrei a gettarmi lì!?"
A Milano tutti, ma dico tutti i giovani, si alzano la mattina e fanno colazione con pane e fashion
Si vestono per andare a lavoro/passeggiare/fare shopping/fare jogging e sono inequivocabilmente fashion.  Mentre il romano si divide tra il:
- mi son vestito fashion
- mi sono vestito bene
- mi sono vestito a cazzo
il milanese lo trovi o fashion o niente. E ce n'è di cose da imparare. Fidatevi!

Passando al food, il mio antico e carnale amore, il week end è stata anche un'occasione per visitare la mostra FOOD di Bressanini (su cui scriverò un pezzo per la rivista Cavolo Verde). Ho invece scelto di snobbare beatamente Identità Golose (IG per gli amici) perché ho preferito mettere Nàima al primo posto, cosa che - di tanto in tanto - ci vuole, perché fa tanto bene all'umore e ti aiuta a ricaricare le batterie.

Entriamo quindi nell'argomento food partendo dalla colazione.
Due mattine su due non ho potuto esimermi dal passarle da Arnold Coffee.


Ora, non son qui a menarvela con storie di bio, km 0, sostenibilità et similia perchè - ve lo ricordate? - io sono una foodblogger atipica. Vi dico però che il bibitone a base di latte e caffè, con taaaanta panna montata e il topping al cioccolato è stato un comfort food da paura in quelle fredde mattine.
I milanesi vengono da Arnold Coffee a tutte le ore e non solo per bersi qualcosa di caldo, ci restano anche per lavorare o studiare. I tavolini sui tre livelli in cui si snoda il locale, a pochi passi da Piazza Duomo, son pieni della gente più disparata: tanti studenti muniti di caffè, libri ed evidenziatori, un paio di ragazzi con portatile e sguardo concentratissimo e i restanti, tra cui noi, beatamente seduti a chiacchierare con le mani intrecciate a scaldarsi intorno al bicchierone di carta del cappuccino.
Penso che una catena di locali così manchi a Roma. Manca davvero.

Per il pranzo le tappe sono state Panini Durini e California Bakery. Volete il mio parere sincero? Consigliatissimi entrambi. 



Il panino che ho ordinato da Durini, a base di roast beef, pecorino sardo, friarielli campani e crema di peperoni era una delizia, io poi, che adoro il roast beef  (così come tutto ciò che è crudo o al sangue) non ho potuto esimermi dal provarlo. Certo, che non si dica che non era caro...un panino...7 eurini, un po' troppo per noi romani che siamo abituati a prezzi leggermente più bassi per la pausa pranzo ma ne è comunque valsa la pena.

Idem come sopra per quanto concerne California Bakery. Delizioso localino pienissimo e con obbligo di prenotazione, dove la Domenica mattina è bello andare per gustare un brunch abbondante e, se ci riuscite, concludere il pasto con una delle fantastiche torte american style (pare che il cheesecake di California Bakery si faccia ricordare a lungo).
Io ho optato per un menù veg  a base di Burger di quinoa, insalata iceberg, pomodori, cipolle crude di tropea e salsa allo yogurt greco, il tutto servito su pane rigorosamente home made ai cinque cereali e noci. Food porn salutista subito "rovinato" da un bel contorno fatto di onion rings fritte, unte e peccaminose ma comunque invitanti.


Se vi trovate in zona Turati potete invece fare un salto da Bianco Latte, come ho fatto io; qui si può pranzare, cenare e far merende varie, magari ordinando un Riso Latte, specialità della casa, che verrà servito in divertenti vassoietti di alluminio, trattasi di crema a base di riso e latte arricchita, a scelta, con una spolverata di cannella o con fondente a parte. Deliziose. 



Volendo invece vestire di nuovo i panni della foodblogger, quella che non si fa prendere dalle mode del momento ma valuta la tradizione, le materie prime e la gastrofigaggine insita in un marchio, beh, volendo far questo vi dico che non potete andare a Milano se non fate un pellegrinaggio da Spontini. Pizzeria storica in Via Spontini (appunto) che ha anche altre sedi sparse per Milano e la curiosa caratteristica di servire solo pizza margherita. I tranci sono medi o grandi, l'impasto è soffice come fosse un cuscino di piume, la mozzarella di copertura cianchicosa come solo "quella buona" sa essere, il gusto non si può descrivere, bisogna provarlo, perché differente da tutte le pizze che ho mai mangiato (Bonci incluse).


Infine, simbolo del lusso food all'estrema potenza, Ladurée (o meglio, la Boutique di Ladurée) dove acquistare i veri, unici, inimitabili macarons. Era la prima volta che li assaggiavo. Fino al giorno prima i macaron provati in giro per Roma mi facevano un po' ridere, tutto fumo...solo chiacchiere (e distintivo cit.) Poi ho comprato due macaron di Ladurée: burro salato e cioccolato, alla "modica cifra" di 1,9 € l'uno (da qui la spiegazione dell'uso della parola Boutique...) Peccati che vale la pena assaggiare. Piccoli capolavori di pasticceria.


La Milano che ho vissuto io non è stata solo questo, è stata anche molto altro, è stata fatta di camerieri che han rischiato la vita dicendo "...e poi ci sono i tè orientali", di cene lucchesi e amicizia, di pigiama party a base di bibite improbabili, di cameriere che si sbagliano e regalano mojito come se piovesse, di collant, asfalto, umidità e ghiaccio, tanto ghiaccio ma non quello tra le vie bensì quello dei locali, tutti, incredibilmente, freddi.



E al grido di un personalissimo "non lo sooo Fabio, non lo sooo!" (esclamazione che comprenderanno in due) si è concluso il mio fine settimana, a bordo di un Frecciarossa arrivato puntualissimo in stazione Termini nella tarda serata di Domenica con giornate indimenticabili a farsi rimpiangere e tutto un post (questo) da scrivere, ma già presente in mente.



sono riuscita ad ascoltarla per tutto il viaggio di andata e per tutto il viaggio di ritorno. Quando si dice loop.

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