E fu così che avvenne il raduno del Cavolo...

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vuoi sapere cos'ho fatto il 28 e il 29 giugno 2014


PREMESSA: le foto contenute in questo post sono di qualità medio/bassa tendente allo schifido. In viaggio con me ho portato solo un iPad. Ho voluto concedermi un week end di vero relax, senza pensare al lavoro. E le foto fanno parte del mio lavoro. E per una volta - mi capirete - ho voluto prendermi del vero tempo per me.

eh si, è stato proprio un raduno del Cavolo. Cavolo Verde, per esser precisi, il settimanale enogastronomico per cui scrivo oramai da anni, il primo che ha creduto in me (non solo il giornale ma anche la mia capa, la direttora, alias Laura Rangoni) il primo su cui ho iniziato a scrivere, scoprendo che intervistare chef e company, recensire libri e locali, scrivere di eventi food e wine mi piaceva, mi piaceva davvero molto, e volevo diventasse un lavoro.
Il raduno era previsto per la Domenica, il 29, io invece son partita da Roma il Sabato, direzione Bologna Centrale, con un viaggio di due ore che è stato breve quasi da non accorgersene. 


Alla stazione Laura, vista per la prima volta dal vivo, un peperino che mi attendeva per portarmi a Savigno, la base logistica del Cavolo (leggi casa sua).
Tra Bologna e l'arrivo le colline, l'aria calda, le prime chiacchiere in amicizia e alla fine lei, Casa Rangoni, in tutto il suo splendore. Completamente in pietra, con idee di arredo che copierei per casa mia se non fosse che casa mia è soli 75 metri quadri. Non vi posto le foto per doveroso rispetto della privacy, ma posso dirvi che:
- io non ho mai fatto pipì in un bagno così bello
- pensavo di avere delle meravigliose porte rustiche in massello. Ma poi ho visto le sue...
- la pietra è un gran bel materiale. Soprattutto quando ci costruiscono un'intera casa

La serata è stata un susseguirsi di chiacchiere poi cena nel portico, con le colline bolognesi come panorama, la conoscenza dei sette gatti e della cagnetta, Morgana, che ti ruba il cuore nell'istante preciso in cui ti appoggia il musetto sulla coscia per farsi coccolare e, in ultimo, la preparazione dello yogurt, che ha risvegliato in me il desiderio di ricomprarmi la yogurtiera, visti i barbatrucchi imparati da Laura.

Che ne sapete voi, che vuol dire finire una serata nel fresco pungente di  Savigno, avvolta in una calda sciarpa (previdente io!) assaporando formaggio (il formaggio di tale Gigi) accostato ai vinsanti di Susanna Crociani e a marmellate di arance bio, e scoprire come uno esalti il sapore dell'altro o come un vino renda il formaggio una crema dolcissima...sono cose che non si possono spiegare, ma solo vivere.

La sveglia mattutina è suonata alle 7:30, ho aperto gli occhi su un gatto che mi fissava dal corridoio, dopo una notte avvolta dal rumore del nulla. Non che io abiti a Roma centro eh, però anche nel parco di Veio qualche rumore si sente, un cane che abbaia, i cinghiali che smuovono il terreno in cerca di nocciole, dei gatti che litigano, qualche macchina, qualche aereo. Qui invece il rumore - nitido - del nulla, mi ha cullata per l'intera notte.



La colazione è stata unica, a base del latte della mucca Caterina munto il giorno prima e bollito. Divino. Ho anche mangiato la panna di questo latte, io che la panna che affiora nelle tazze di latte la guardo con sospetto, di questo invece...mi è piaciuta, faceva tanto "colazione bucolica" e così mi sono immersa totalmente e l'ho voluta provare perchè questa è la caratteristica che mi contraddistingue, voler provate tutto, buttarmi a capofitto in nuovi sapori, profumi, anche prendendo cantonate, perchè una cantonata, mal che vada, diventa un aneddoto da raccontare, una vita piatta invece, sempre uguale, sempre fatta delle stesse certezze, degli stessi sapori, che senso avrebbe viverla?

E' verso le 11:30 che hanno iniziato ad arrivare i cavolini e le cavoline, alla spicciolata, con i loro doni enogastronomici (io ho provveduto alle stoviglie in carta e plastica, di cucinare da Roma e viaggiare in treno con cibarie al seguito non era cosa). 
Inutile dirvi che, essendo il raduno di una redazione di un settimanale enogastronomico, s'è mangiato e bevuto laqualunque.

C'era l'oca sotto grasso di oca di Roberta, da degustare con composta di melone mista a gocce di senape (un veleno, la senape in gocce, venduto in farmacia, un veleno che può uccidere, perchè noi siamo gente seria e mica ci mettiamo la maionese sull'oca!)



C'era la focaccia genovese di Stefania e Antonio: semplice, alla salvia e la mia preferita, in assoluto, con la cipolla. Una cosa da sturbo, da leccarsi i baffi, da mangiarne una fetta e poi subito un'altra perchè alla prima, per quanto è buona, non si crede mica





c'era il pane fatto in casa



la porchetta d'Ariccia (un po' di sano campanilismo ci vuole sempre)


C'erano i formaggi del Gigi di cui sopra, uno più buono dell'altro, 



C'era la salama da sugo, grassa come il nome fa intuire, a base anche di fegato, una cosa che ho assaggiato e anche apprezzato, calata completamente nella mia veste di "se non assaggio tutto che aspirante giornalista enogastronomica sono?" detto anche "ogni lasciata è persa!"



c'erano salse ai peperoni, salse vegane che sapevano di mare pur non essendo a base di alga (i misteri della cucina vegana, affascinante come ogni cosa a me sconosciuta) 


    

e poi salsicce e costine alla brace, melanzane, zucchine e peperoni grigliati


la ratatouille e la caponata di Daniela 




e poi c'erano i vini. 
Abbiamo bevuto qualsiasi cosa, saltando di gradazione in gradazione come manco gli stambecchi, un esplosione di bollicine, Franciacorta a destra e a manca, bianchi e rossi a perdita d'occhio. E io li ho assaggiati. Tutti. Per dovere di cronaca, per non far dispetto a nessuno, perchè...e perchè no?
A seguire un collage con le bottiglie scolate, credo di non averne dimenticata nessuna, credo...









E infine i dolci, la moretta che sta bene in tavola anche il 15 agosto, figuriamoci in una fresca giornata di fine Giugno, i macarons di tal Maurizio pasticcere (magistrali) e questo pane dolce di cui ignoro nome e provenienza ma ricordo bene il gusto (ne ho mangiati due pezzi!)





In ultimo vi confesso che non ho fotografato tutto, mancano dei vassoi, mancano delle leccornie. Ma fa nulla, è tutto ben conservato nella mia mente, nei miei ricordi, e soprattutto sui miei fianchi!

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