Che ristorante mi consigli?



Fin da quando sono bambina una delle domande più classiche che mi vengono rivolte è: come mai ti chiami Nàima?
A seguire, solitamente, si passa a un "che origini ha" una puntatina sul "che significa" e concludendo il tutto con commenti tipo: E' Bello/E' dolce/E' musicale/varie ed eventuali.
Sono abituata, non mi dà fastidio rispondere da 39 anni alle stesse domande, anzi, mi fa piacere, io amo il mio nome alla follia e sono felice che mia madre abbia voluto chiamarmi così.

A proposito di domande ricorrenti, ho passato i primi otto anni di vita a sentirmi chiedere:
"ma un fratellino/sorellina quando te lo fanno?"
e ho passato questi otto lunghissimi anni a chiedere, di conseguenza, ai miei: "ma insomma 'sto fratellino/sorellina quando me lo fate?" Ovviamente era un desiderio indotto ma alla fine - chiedi oggi, chiedi domani - il lavaggio del cervello pare abbia funzionato perchè il fratellino è arrivato.

Facciamo un balzo fino a 18 anni quando, ovviamente senza il consenso dei miei genitori, ma con la legge dalla mia che mi riteneva maggiorenne e quindi pronta a prendere decisioni per me stessa in piena autonomia, ho deciso di farmi un tatuaggio.
Considerate che cosa potesse significare...21 anni fa...farsi un tatuaggio.
All'epoca non era "normale" avere un tatuaggio. Praticamente a Roma ce l'avevano i tossicodipendenti, gli avanzi di galera e...io.
Per darvi un'idea il tatuatore mi consigliò di farlo in un punto che si potesse coprire "perchè sai...sei una ragazza...non è bello...in certe situazioni" Aggiungete che, per i seguenti due anni di università, mi son dovuta coprire l'avambraccio con camice, maglioni o - in periodo estivo - garze, per paura del giudizio di professori e assistenti (all'epoca frequentavo la facoltà di Economia alla Sapienza, bacchettonismo acuto a portar via!)
All'inizio la gente mi fermava per strada, in metro e per un paio d'anni, le domande che mi hanno perseguitata son state:
- Un tatuaggio! Ma è vero? Ma è "per sempre"?
Seguita dal più classico
- Ma ti ha fatto male?
per concludersi con un
- Anch'io me ne vorrei fare uno (dove la percentuale di effettivo tatuaggio seguito alla vista del mio era circa dell'1% ma ho sempre apprezzato l'intenzione.

Poi c'è stato il periodo di sette anni di lavoro alla G.I. dove la domanda, che mi rendeva frustrata per l'incapacità di dare una risposta sensata era:
- ma che lavoro fai?
La risposta, vi assicuro, non era mai facile. Era un lavoro complesso, poliedrico, vario, bellissimo, un lavoro per molti versi da uomo, un lavoro dove si toccavano campi non a tutti noti e che in molti non riuscivano per questo a capire. La risposta, solitamente, era data in base alla luna. Se mi girava storta poteva anche uscirmi un "è troppo complicato da spiegare, lascia stà!"

E arriviamo a oggi.
Oggi che recensisco ristoranti.
Oggi che oramai io stessa mi associo al cibo tout court.
Oggi che dopo 5 minuti che una persona (e vi assicuro, qualsiasi tipologia di persona) mi conosce...sticazzi di come ti chiami, sticazzi del tatuaggio...sticazzi del lavoro...oggi mi chiedono tutti:
Che ristorante mi consigli? 
Non a caso questo post è frutto di una mail che mi è arrivata qualche giorno fa, quando un mio lettore cileno mi ha scritto chiedendomi consigli, in vista di un suo viaggio a Roma. 
Evvivaevviva!
Finalmente qualcosa su cui spaziare, finalmente una domanda che prevede molte possibili risposte. Perchè? Beh, semplice, perchè dipende DAL ristorante.

Non esiste un solo ristorante da consigliare, sono molti e vari e la maggior parte ancora non li ho provati e scoperti, perchè le cose più belle, le esperienze più esaltanti ancora sento di non averle fatte (ed è bello così!).

Ma ad oggi, una mia breve classifica mi sento di stilarla. Così, per puro riepilogo personale, per puro sfizio, ordinando i ristoranti in base alla tipologia di esperienza che si vuole vivere.

Iniziamo:

- Cucina di alto livello a prezzi quantomeno avvicinabili?
ROMEO, chef Cristina Bowerman, in Via Silla, con l'opzione del garage attaccato che vi semplifica il difficile compito di trovar posto alle auto in zona Prati.

- Una pizzeria?
LA GATTA MANGIONA di Giancarlo Casa. In teoria la migliore pizza tonda di Roma anche se l'ultima volta han servito alla mia commensale una pachino e bufala di pessimo aspetto; ciononostante io voglio credere in questo locale, al grido di "una rondine non fa primavera"...

- Un ristorante di pesce?
Beh, incredibile a dirsi ma ci allontaniamo dal mare e andiamo in zona Olgiata, precisamente in Via Bassano da MEZZOPIENO. Il fatto che il proprietario abbia, a poche centinaia di metri, una pescheria che serve tutta l'Olgiata non è un caso ma un plus abbinato alle ricette dello chef.

- Una piadineria?
KALAMARO PIADINARO su Viale Trastevere. Me le mangerei tutte. E non è detto che, pian piano, non le provi effettivamente tutte. Ottime quanto originali piadine nel cuore di Roma.

- Una pizzeria a taglio?
Se a volte PIZZARIUM ammetto mi ha lasciata interdetta, PIZZA GEGE' 2 a Corso di Francia non mi delude. Non ha gusti e costi a livello della creatura di Bonci ma la pizza è di qualità, resta leggera e la patate e lardo è da sturbo.

- Cucina romana e location medioevale?
ANTICA HOSTERIA DA PIETRO su Via Cassia, dove a fianco di un'ottima cucina romana c'è una location speciale. Entri e ti senti in un castello medioevale con spesse pareti di pietra, pavimenti in cotto antico e piccole finestre con vetri piombati.

- Cucina romana e stica**i della location?
Il top. FELICE A TESTACCIO. Non dico nulla, solo, prenotate tre giorni in anticipo, provate i tonnarelli cacio e pepe e mi ringrazierete.

- Il greco a Roma?
Uno e uno solo: AKROPOLIS, dove non puoi prenotare, dove se ti affacci non gli daresti una lira, figuriamoci un euro ma dove si mangia la cucina greca più buona della capitale. Zona Trastevere. 

- Un ristorante figherrimo per la Romadabere?
MOMO'. Si mangia male ma se non ci sei stato almeno una volta non sei nessuno.

E questo è solo l'inizio...

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