Food e motori, gioie e tanto di più





Ma io l'ho cercata, giuro che l'ho cercata, una parola che facesse rima con food e motori, per catturare la vostra attenzione e parafrasare un vecchio detto.
Solo che non l'ho trovata, e così il titolo si chiude con quel "tanto di più" e apre a questo post, dove vi racconterò un po' di cibo, un po' di vita e un po' di motori.




Tutto ha avuto inizio una mattina quando, chiacchierando con una giornalista, è uscito il discorso del chiudersi attorno al mondo dell'enogastronomia, dello specializzarsi ma anche no, dello scrivere per il proprio piacere, come prima motivazione, oltre che dello scrivere di food.
Poi arriva lui, Paolo, e mi chiede di partecipare a una giornata di prove su strada delle nuove Smart (Fortwo e Forfour) con pausa pranzo all'Osteria delle Coppelle e conferenza stampa all'Ex Dogana di San Lorenzo (siamo a Roma, per chi se lo chiedesse).
E io penso: "Paolo ma chi te c'ha mandato!" modo di dire romano che sta per: "Paolo, giustappunto ieri si parlava di scrivere e spaziare".

E così eccomi, una mattina tiepida di Novembre, in coppia con Antonio di Autoprove.it, giovanissimo pubblicista appassionato di motori, a provare su strada una Smart Fortwo, la due posti di casa Mercedes, in giro per il centro di Roma al grido di "Ztl nun te temo" (ma solo perchè avevamo i permessi per questo evento, spensierati sì, sconsiderati no!).
La mia iniziale idea del "fotografiamola davanti ai principali monumenti romani" si è trasformata ben presto in un tentativo di dribblare i divieti e uscirne vincitori, con la paura che - invadendo per qualche minuto lo spazio riservato alla sosta dei tassisti - questi potessero leggermente infastidirsi ma con la convinzione del "ci penso io Antonio, ti pare che picchiano una donna?" convinzione che, non so come mai, non riusciva a tranquillizzare il mio giovane collega. 
Ecco quindi come, tra gente curiosa che l'ammirava e persone che si avvicinavano chiedendocene il prezzo (quasi fossimo degli Smart Angels), sono nate le foto davanti S. Pietro e in Piazza Navona: ce le siamo conquistate a suon di manovre e con tanta, ma tanta, nonchalance.



Conclusa la mattinata è la volta del primo step, con incontro alle 13 in Piazza S. Agostino per il lunch. 
Arrivati in anticipo abbiamo avuto la bella idea di farci un altro giro, tanto la Smart si guida che è un piacere, poi questa versione ha un cambio manuale e io adoooro il cambio manuale, che mi permette di fare la staffetta frizione - cambio - frizione che tanto piace a quelle tre/quattro donne al mondo che - come me - amano guidare.
Però i social mi reclamavano, così decidiamo che Antonio riprenderà la postazione di guida e io mi dedicherò a Instagram, postando e selfandomi (esiste questo verbo, non lo so, speriamo...)


Ma qualcosa nel nostro piano del "facciamoci un altro giretto" non deve aver funzionato, perchè ricordo solo che eravamo in piazza Venezia, ho abbassato lo sguardo su Twitter, e quando l'ho rialzato eravamo a San Giovanni. Con quei 20' di ritardo (che fan tanto signori)  siamo quindi giunti al ristorante. 
Il locale era l'Osteria delle Coppelle, che ha riaperto i battenti il 25 Settembre,  nella piccola quanto caratteristica Piazza delle Coppelle, con il suo tipico e folcloristico mercato. 
Locale a mio parere bellissimo, con il suo stile retrò anni'50, di moda oggi come domani, perchè è un vero retrò, con oggetti provenienti dalle varie cantine (anche quelle del proprietario, Francesco, che ho avuto piacere di intervistare, e dei suoi soci) tavole, sedie e le maioliche che abbelliscono il pavimento (come notate dalla foto qui sotto)

ma anche servizi scompagnati di tazze e bicchieri. 
Girando per il locale, si finisce davanti a un armadio, che era la credenza della nonna di Francesco e viene direttamente dalle Marche, e che oggi funge da ingresso per un Club Derrier, uno Speakeasy per intenderci, sempre in stile retrò (e stavolta si va indietro, fino a scomodare gli anni '30) con tappeti, divani, e luci soffuse, insomma uno spazio molto lounge, con tanto di ingresso dal retro e portone con spioncino (tipico degli Speakeasy appunto). Qui i clienti troveranno musica dal vivo (jazz, blues e swing) per un intrattenimento di qualità.

Dopo un giro di perlustrazione dove faccio anche la conoscenza dello chef, entro nel vivo del pranzo e mi ritrovo seduta a provare alcuni dei piatti, tipici romani ma rivisitati, che fanno parte di un menù dove appaiono coratella, trippa, cacio e pepe e la carne che viene direttamente da una storica macelleria del centro, di proprietà della famiglia Feroci.
Lo chef, nemmeno trentenne, è Valerio De Pasquale, giovane ispirato che ci ha deliziati con alcune chicche.
L'insalatina di polpo, uvetta, noci e aceto balsamico, tanto per dirne una, un assaggino che avrei voluto riempisse invece un'insalatiera, dove croccantezza, dolcezza e acidità sono ben bilanciati e si fondono a ogni boccone.


Ottima anche la ricottina al miele, quando si dice che il piatto lo fanno anche solo due materie prime di qualità.



 
La polpettina poi, tipico secondo romanesco, con sugo e formaggio grattugiato, morbida e saporita...


e l'appetizer che ho amato più di tutti, il carpaccio di manzo scottato e marinato con julienne di verdure e quel tocco di menta che cambia il tutto e lo fa restare nei tuoi pensieri al suono di "però...quel carpaccio eh!"


Infine l'immancabile barattolino di parmigiana, non solo buona ma deliziosamente presentata, perchè anche l'occhio - quasi sempre - vuole la sua parte.
 

Come primo piatto vi segnalo la cacio e pepe, una delle regine dei primi romani, cremosa e ricca, con un tonnarello cotto alla perfezione.
 

Infine il dolce, un tiramisù fatto così come prevede la tradizione, ché io sono una talebana in fatto di tiramisù e non avrei tollerato scaglie di cioccolato, pavesini e corbellerie del genere...



Dopo il pranzo e i saluti di rito è la volta del cambio di vetture, dalla Fortwo si passa alla guida della Forfour. Ci assegnano la Prime, super accessoriata, comoda e confortevole nonché divertente da guidare. 
Il duo intanto si è trasformato in un trio, si aggiunge Elena, blogger anche lei evidentemente appassionata di guida visto con che scioltezza ha fatto subito sua la macchina; 
Le cose sono due, o ci siamo accoppiati bene o davvero queste Smart ("Smartine" per gli amici, termine vezzeggiativo usato da molti romani per definire le cucciolette di casa Mercedes) si guidano che è un piacere.
Antonio, passeggero di due donne guidatrici, si avventa sulla presa usb per ricaricare il suo cellulare. Io resto basita, la mia macchina (altra marca ma stessa fascia di prezzo della Prime), ne è priva, cavolo se mi farebbe comodo...


Ma siamo ormai arrivati alla fine della prova su strada, ci dirigiamo così verso l'ultimo step, all'ex Dogana, tra i graffiti del Festival dello Street Art dove, dopo un giro per visitare la mostra, ci attende la conferenza stampa.
Ed ecco, nelle mie orecchie e davanti ai miei occhi una conferenza stampa easy e davvero smart, farcita di video che intervallano le parole dei responsabili di Comunicazione e Marketing intervenuti per raccontarci di Smart, ecologia, Car2go e futuro.




Io, che vengo da anni e anni di comunicazione fatta di video e immagini sono in brodo di giuggiole (il paragone culinario è d'obbligo, trattandosi di food-blogger) quanto arrivano prima i messaggi, se veicolati dalle immagini e dalla musica, lo so bene. 


 
 


E così si conclude la giornata, con la nascente idea che di qualsiasi cosa io scriva, sarà la passione, mista a curiosità e a tanto divertimento, quello che guiderà la mia mano. Sempre.

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